A Domanins di San Giorgio della Richinvelda si è svolto recentemente un evento dedicato alla cultura e alla memoria dell’architetto Luigi Pellegrin (1925-2001).

Nel cimitero del paese è stata ricollocata in area adeguata un’opera in ricordo dell’artista romano originario di Domanins.

Una scultura in marmo che rappresenta il Friuli (la sua terra natale alla quale fu sempre legato) è stata posta sopra uno strato di “sassi del Tagliamento”, ornata con una pianta di rose e illustrata con una targa. Sulla parete sono state appese tre aste che richiamano il logo del suo vecchio studio.

Il lavoro è stato realizzato, a titolo gratuito, dall’ex assessore comunale Francesco Orlando, con il patrocinio del comune di San Giorgio della Richinvelda e con la collaborazione dei donatori di sangue del paese e di altri volontari.

I promotori si sono dati appuntamento per la prima volta sabato 8 aprile alle ore 16:00 nel camposanto per un incontro informale.

All’evento hanno partecipato l’assessore ai lavori pubblici Francesco D’Andrea e il presidente della sezione dei donatori di sangue Cristiano Lenarduzzi.

Francese di nascita e romano d’adozione, Luigi Pellegrin è stato uno degli architetti italiani più noti a livello internazionale.

Dalle origini famigliari di Domanins, questo celebre artista e intellettuale fu il figlio di Paolo Pellegrin di Domanins (Nos) e di Brigida Fornasier di Rauscedo (Catinuta).

I suoi genitori emigrarono a Courcelette nel nord della Francia, un piccolo paese vicino alla Somme, una provincia martoriata dalle due guerre mondiali.

Il padre Paolo fu falegname e carpentiere. Fu lui per primo a trasmettere al figlio la passione per l’architettura.

Luigi studiò e visse a Roma dove si laureò alla Facoltà di Architettura. Negli anni Cinquanta, dopo un viaggio in America, venne a contatto con le opere di Louis Sullivan e incontrò Frank Lloyd Wright formandosi secondo i loro canoni.

Al suo nome sono tuttora legati molti progetti importanti di uffici, scuole e complessi residenziali per tutto l’arco del secondo dopoguerra. Nel 2000 è stato insignito del Premio alla Carriera dall’Ordine degli architetti di Roma.

Alla sua morte, avvenuta a Roma il 15 settembre 2001, l’artista volle che le sue ceneri fossero seppellite nella tomba della madre.

Nel settembre 2005, due allieve di Luigi Pellegrin donarono alla comunità di Domanins una pietra in marmo bianco che l’architetto custodì sempre con sé. Fu una pietra che Pellegrin trovò in una cava e che lui disse che “gli ricordava il suo amato Friuli”. Per volontà della famiglia, la pietra fu portata in cimitero di Domanins.

Nel 2005, l’evento fu inaugurato con il convegno di autorità locali e di personalità del mondo intellettuale e accademico italiano. Fra gli invitati ci furono Luca Zevi – figlio dell’architetto e urbanista Bruno Zevi amico personale e professionale di Luigi Pellegrin – e il giornalista Furio Colombo allora direttore uscente del quotidiano nazionale “l’Unità”.

Inoltre, il figlio Paolo è uno dei più grandi fotografi e fotoreporter di guerra. Ha lavorato per “Newsweek” e a “New York Times magazine” ed è stato insignito di numerosi premi importanti.

Dopo ritardi burocratici, nell’aprile 2017 la pietra di Luigi Pellegrin, al fine di arricchire e ampliare il suo significato, è stata ricollocata in un sito più adeguato, ornata con i simboli della sua professione e della sua terra di origine.

Il presidente della sezione A.F.D.S. Cristiano Lenarduzzi, a nome di Domanins, ha ringraziato il signor Francesco Orlando per aver realizzato l’opera e per aver dato lustro alla figura di questo nostro grande artista. Gli altri volontari che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera sono stati: Benito Lenarduzzi e Valter Martini di Domanins, Enzo Morson di Zoppola.

 

Le lapidi dei genitori di Luigi Pellegrin con le sue ceneri collocate al loro interno

A destra: la targa illustrativa dell’artista e della pietra in memoria (autore arch. Francesco Orlando). A sinistra: Il sito e sullo sfondo il campanile di Domanins.

 

Luigi Pellegrin (1925-2001)               (tratto dall’Enciclopedia Treccani)

Nacque il 21 aprile 1925 a Courcelette (Somme), da Paolo, falegname e carpentiere di origini friulane, che si era trasferito in Francia per lavoro, e da Brigida Fornasier.

Alla fine degli anni Venti la famiglia rientrò in Italia: il padre trovò occupazione a Roma nella costruzione del complesso religioso del Buon Pastore (1929-34), progettato dall’architetto Armando Brasini. Il giovanissimo Pellegrin accompagnò spesso il genitore sul cantiere del monumentale edificio baroccheggiante che stava sorgendo nella periferia romana, la cui attrattiva finì probabilmente per contribuire alla decisione di compiere gli studi di architettura, intrapresi immediatamente dopo la fine della Grande Guerra.

Nel 1946 Luigi Pellegrin si iscrisse così alla facoltà di architettura di Roma, dove fu allievo di Mario De Renzi, Enrico Del Debbio, Vincenzo Fasolo, Arnaldo Foschini, Saverio Muratori, Pier Luigi Nervi, Marcello Piacentini. Si laureò nel 1953, dopo una serie di brevi interruzioni degli studi, e nello stesso anno si trasferì negli Stati Uniti, a New Orleans, dove lavorò per l’architetto William R. Burk, specializzato nella progettazione di edifici scolastici. Con uno dei giovani collaboratori di Burk, James Lamantia, conosciuto probabilmente in Italia (dove quest’ultimo aveva beneficiato di una borsa Fulbright nel 1949), Pellegrin partecipò ad alcuni concorsi.

Nell’estate del 1954 visitò alcune opere degli architetti della Scuola di Chicago e di Frank Lloyd Wright, l’interesse verso i quali era quasi certamente stato sollecitato, prima della partenza dall’Italia, dall’attività critica di Bruno Zevi, infaticabile animatore dell’Associazione per l’architettura organica (APAO). Dopo il rientro in Italia alla fine del 1954, Pellegrin si legò infatti a Zevi: per L’architettura: cronache e storia, la neonata rivista da questi diretta, Pellegrin scrisse, tra il 1956 e il 1957 (sui numeri 6, 8-10, 14-18), una serie di nove articoli su Louis Henry Sullivan, Wright, John Wellborn Root e George Grant Elmslie.

Nella stessa rivista di Zevi trovarono spazio i progetti di Pellegrin, a testimonianza di un’iniziale ed esplicita adesione al linguaggio wrightiano, seppure autonomamente rielaborato, come negli Uffici postali di Saronno e di Suzzara (1958). Nel corso del decennio successivo, la matrice organicista trovò una ancor più originale declinazione espressiva e articolata relazione tra gli spazi, sia nei progetti dei vari quartieri INA-Casa (1957-62), tutti eseguiti, tra gli altri, con Ciro Cicconcelli, con il quale Pellegrin collaborò ripetutamente, sia nei progetti di edifici per abitazioni, sia nei numerosi progetti di scuole, la cui pratica, affinata nello studio di Burk, venne poi ricondotta in Italia al programma di sperimentazione del ministero della Pubblica Istruzione.

Nel 1962 Pellegrin sposò Luciana Menozzi, pure architetto: dal matrimonio nacquero Paolo (1964) e Chiara (1966). Negli anni Sessanta partecipò a una serie di concorsi, tra i quali quello per la ricostruzione del teatro Paganini a Parma, vinto nel dicembre 1965 pur non avendo esito, e nel 1967 quello per i nuovi uffici della Camera dei deputati a Roma; parallelamente continuò l’attività legata all’edilizia scolastica. In tutti questi campi l’interesse dell’architetto, sempre caratterizzato da un linguaggio articolato e composito, si spostò sull’utilizzo di nuovi materiali e tecniche costruttive, in special modo la prefabbricazione, oltre che verso nuovi modelli di aggregazione urbana e sociale, tali da veicolare gradatamente l’avanguardistico immaginario espressivo di Pellegrin al limite del futuribile.

A partire dal decennio successivo le concrete occasioni dell’edilizia scolastica cedettero gradatamente il passo a progetti di macrostrutture da sviluppare sul territorio, come gli studi di città lineari del 1970, memori delle avanguardie costruttiviste piuttosto che lecorbusieriane, ma anche di alcune visionarie proposte di Wright (Broadacre City, del 1934, o il piano per Baghdad, del 1957), consapevoli delle ricerche degli Archigram, e certo prossime anche ad altre esperienze italiane, come il progetto dell’Asse attrezzato per Roma di Bruno Zevi e dei suoi sodali, del 1967-70. L’idealizzazione di questi progetti si concretizzò anche in un parallelo percorso artistico che dalla fine degli anni Sessanta, fino all’inizio dei Novanta, portò Pellegrin a realizzare grandi disegni, densi di suggestioni oniriche e surreali, al tempo stesso arcaiche e fantascientifiche. Questa esperienza contribuì a emancipare l’architetto dalle influenze formali più esplicite, permettendogli la messa a punto di un linguaggio sempre più autonomo e personale.

L’impegno professionale si affiancò a quello accademico e didattico quando nel 1971 Pellegrin ottenne la cattedra di Composizione architettonica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dove continuò la sua ricerca in equilibrio sui diversi fronti del progetto. Il passaggio dalla grande alla piccola scala, senza sacrificare la componente utopistica, portò infatti alla realizzazione di un prototipo di cellula abitativa in materiali sintetici e forme plastiche per il SAIE (Salone Internazionale dell’industrializzazione edilizia) di Bologna del 1975, mentre la carica ideale venne nuovamente confermata da un’altra serie di progetti per concorsi, come quelli per il Parco de la Villette a Parigi, del 1979; per il recupero della FIAT Lingotto a Torino, del 1983, per l’Opéra Bastille a Parigi, dello stesso anno.

L’ultima fase dell’attività di Pellegrin, dalla metà degli anni Ottanta alla metà dei Novanta, non si concretizzò in quasi nessuna realizzazione, ma vide l’architetto impegnato in una serie di piani di sviluppo e sistemazione urbana e territoriale per la città di Roma: da quelli legati a specifiche zone, alla messa a punto di un sistema di collegamenti ed estese infrastrutture architettoniche che parvero declinare l’utopia del ventennio precedente nelle concrete e urgenti necessità della capitale. Sul finire degli anni Novanta l’architetto rinsaldò la collaborazione con la rivista L’architettura: cronache e storia, sempre attenta alla sua produzione anche negli anni precedenti, pubblicando una serie di brevi articoli sulla gran parte dei numeri del 2001 (543-552).

Opere principali: Edificio d’abitazione in via Mengotti a Roma, 1955; Edificio d’abitazione in via Casetta Mattei a Roma, 1957; Scuola media e liceo a Urbino, 1957, con Ciro Cicconcelli; Quartiere INA-Casa ad Ascoli Piceno, 1957, con Cicconcelli, Angelo Cecchini, Mario Roggero; Uffici postali a Saronno (Varese) e a Suzzara (Mantova), 1958, con Giorgio Carini; Quartiere INA-Casa a Galatina (Lecce), 1958, con Cicconcelli, Cecchini, Roggero; Scuola media a Fabriano (Ancona), 1959, con Cicconcelli; Edifici d’abitazione in piazzale Clodio e in via Bravetta a Roma, 1959; Albergo a Giulianova Lido (Teramo), 1959; Scuole elementari a Scerne (Teramo) e a Collemarino (Ancona), 1960, con Cicconcelli; Scuola media a Montichiari (Brescia), 1960, C. Cicconcelli; Edificio d’abitazione in via Bodio a Roma, 1961; Edificio d’abitazione a Giulianova Lido (Teramo), 1962; Quartiere INA-Casa a Gaeta (Latina), 1962, con Cicconcelli, Cecchini, Roggero; Villa in via Aurelia a Roma, 1964; Progetto di concorso per il teatro Paganini a Parma, 1965, con Carini; Scuola media a Pistoia, 1965, con Carini; Concorso per la Camera dei deputati a Roma, 1967, con Carini; Scuola media a Cutro (Catanzaro), 1968, con Carlo Cesana, Marta Daretti; Biblioteca provinciale di Foggia, 1969; Concorso per l’Università autonoma di Barcellona, 1969, con Cicconcelli, Carini, Cesana; Centro polifunzionale a Piacenza, 1969, con E. Righi, Alberto Mambriani; Istituto tecnico a Vicenza, 1970, con Carini e Cesana; Concorso per il quartiere Zen a Palermo, 1970, con Carini, Cesana, Tommaso Valle, Gilberto Valle, Sergio Musmeci; Progetti di città lineari, 1970; Istituto tecnico e liceo a Pisa, 1971, con Cesana e la Daretti; Istituto tecnico e liceo “Buon Pastore” a Roma, 1974, con Cesana e la Daretti; Prototipo di cellula abitativa per il SAIE di Bologna, 1975; Scuola elementare a Matera, 1979; Concorso per il Parc de la Villette a Parigi, 1979; Istituto professionale a Rifredi (Firenze), 1980; Complesso scolastico a Pontedera (Pisa), 1980; Concorso per il recupero della FIAT Lingotto a Torino, 1983; Concorso per l’Opéra Bastille a Parigi, 1983; Progetto di sistemazione urbana dell’EUR a Roma, 1985; Progetto di sistemazione urbana del quartiere Ostiense a Roma, 1990; Studio per le stazioni ferroviarie ad alta velocità a Roma, 1994; Studi di sistemazione urbana per il Giubileo del 2000 a Roma, 1995; Progetto di sistemazione museale del parco archeologico dell’Appia antica a Roma, 1996.

Oltre agli scritti di Pellegrin citati nel testo, si ricordano anche Verso il progetto, a cura di M. Riposati, Roma 1997; Un percorso nel potenziare il mestiere del costruire, Cinisello Balsamo 2003.

Pellegrin morì a Roma il 15 settembre 2001.

In seguito alla morte di Pellegrin, dopo la chiusura dello studio professionale di via dei Lucchesi 26 a Roma, l’archivio dell’architetto, tempestivamente dichiarato di notevole interesse storico (2001) fu trasferito al Centro studi e archivio della comunicazione (CSAC) dell’Università degli Studi di Parma, dove negli anni Ottanta era già stato depositato, donato dallo stesso Pellegrin, un nucleo consistente di disegni ed elaborati grafici (Guccione – Pesce – Reale, 2007).

Fonti e Bibl.: L. P.: poli e itinerari della materia nello spazio, a cura di R. Pedio, numero monografico di L’architettura. Cronache e storia, n. 300 (ottobre 1980); L. P. Alle porte dell’architettura, Roma 1992; L. Zevi, Maniera di pensare la metropoli. Proposte per Roma di L. P., in L’architettura. Cronache e storia, n. 438 (aprile 1992), pp. 254-282; L. P. Il mestiere di architetto, Roma 2001; Guida agli archivi di architettura a Roma e nel Lazio, a cura di M. Guccione – D. Pesce – E. Reale, Roma 2007, p. 162.

Categorie: eventi 2017

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