Domanins (Domanins in friulano) è una frazione del comune italiano San Giorgio della Richinvelda, in Friuli-Venezia Giulia.

Il territorio della Richinvelda (denominato così per la presenza della vasta area prativa nella sua parte occidentale) è situato lungo la strada provinciale che da Spilimbergo conduce a Zoppola.

La zona situata tra il capoluogo San Giorgio e la frazione Rauscedo è nota per la chiesetta di San Nicolò dove il 6 giugno 1350 spirò il patriarca Bertrando d’Aquileia.

Il Comune è rinomato quale terra de “Le Radici del Vino” per la coltura intensiva della vite e del vino.

Nel 2015 gli è stato assegnato il premio “Comune delle Cooperative”.

Per le altre informazioni storiche, civili, territoriali e altre si rimanda alla pagina Wikipedia di San Giorgio della Richinvelda.

Domanins si trova geograficamente collocato nella parte sud-ovest del territorio e confina a sud con il comune di Arzene e Zoppola.

Secondo i dati reperibili dal sito della C.E.I., il paese conta 882 abitanti.

Storia:

I primi insediamenti nella zona di Domanins e nelle terre attigue si ebbero a partire dall’età del bronzo (1.500 a.C.).

La storia delle genti del luogo ripercorre la storia dell’antica Roma e il periodo delle invasioni barbariche fino all’arrivo dei Franchi, i quali sottomisero il territorio ricomprendendo Domanins sotto l’autorità del Sacro Romano Impero.

La parte sud dell’abitato era attraversata dalla Strada Romana Postumia, importante via di comunicazione di sovrani e ufficiali militari. Fra questi papa Pio VI nel 1782 e l’imperatore Napoleone Bonaparte nel 1797.

Il villaggio di Domanins è documentato per la prima volta, nel 1123 quando alcune terre della “villa Dominik” sono lasciate dal duca Enrico IV di Carinzia all’abbazia di St. Paul in Lavanthal: “…in Foroiulii…7 hobe in villa Vivar, due in villa Dominik …”.

L’etimologia del nome è tuttora incerta. Per taluni, Domanins è la forma latina di Domini ecclesia o di domus domini. Per altri, il nome deriva dal ladino Dominium o dall’eponimo Dominicus. Nelle forme tedesche il nome è “Dominik” o “Tomanis“, in quelle friulane è invece “Amanins” o “Omanins“, in modo tale che la particella “de” sottintesa si riferisca a “villa”, ossia “villa di Omanisio”.

Nell’Alto Medio Evo, da Aquileia e da Concordia, in questa regione si propagò la religione cristiana sostituendo credenze e culti pagani.

Domanins appartenne all’antichissima pieve di San Giorgio (“plebem S. Georgei”). Dal 1077 divenne parte del Patriarcato di Aquileia, dal punto di vista civile, e dalla Diocesi di Concordia da quello spirituale. Domanins fu una delle quindici parrocchie appartenute all’antica pieve e riconosciute dal Vescovo Gerardo (1177).

Sin dal XIII secolo la giurisdizione fu esercitata dai signori di Spilimbergo che detennero la potestà civile e criminale. Inoltre, ebbero qui i loro possedimenti anche il monastero di St. Paul in Lavanthal e i signori di Porcia.

Nel 1420, la Patria del Friuli passò sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia. I conti di Spilimbergo mantennero i propri privilegi e i possedimenti aderendo ai patti di dedizione o di fedeltà con il governo della Serenissima.

La parrocchia di San Michele Arcangelo in Domanins nacque nel 1479. Da un documento conservato in diocesi, risultò che prima di tale data la cura delle anime fu affidata ad un unico parroco per Domanins e per il vicino paese di Rauscedo.

All’epoca la parrocchia beneficiò del giuspatronato col quale usufruì del diritto di scegliersi il proprio parroco. Tale beneficio rimase in vigore fino al 1972.

Per tre secoli Domanins e i paesi vicini conobbero un lungo periodo di pace e di tranquillità sociale nonostante la condizione poverissima della popolazione che sopravvisse solo grazie ai raccolti perlopiù magri delle campagne o della pastorizia praticata nei greti sassosi del Meduna o del Tagliamento.

L’unico evento tragico che sconquassò la vita delle genti del luogo fu la cruenta incursione dei Turchi del 1478.

Il 16 marzo 1797, in tutto il territorio della pieve e negli altri paesi vicini al Tagliamento, le truppe francesi di Napoleone si scontrarono contro l’esercito dell’arciduca d’Austria Carlo di Asburgo. Il 17 ottobre 1797, Napoleone, uscito vittorioso dalla battaglia, cedette all’Austria quel territorio che prima appartenne alla Repubblica di Venezia. I privilegi feudali degli Spilimbergo scomparirono e, nel 1806, l’imperatore francese, divenuto re d’Italia, instaurò il regime dei comuni e Domanins divenne dapprima parte del comune di San Martino al Tagliamento, cantone di Valvasone, dipartimento di Passariano (1807), per poi diventare definitivamente frazione del comune di San Giorgio (1811).

Nel 1818, con il ritorno della dominazione austriaca, fu confermata l’istituzione comunale, furono altresì introdotte le province e Domanins rimase sotto San Giorgio.

Nel 1866, con l’annessione del Friuli al Regno d’Italia, il comune di San Giorgio assunse la denominazione “San Giorgio della Richinvelda”.

Nei decenni di fine secolo, le attività economiche, ancora difficili e critiche, si svilupparono in iniziative sperimentali e cooperative. Furono in molti fra uomini, donne e famiglie a scegliere la strada dell’emigrazione: Austria, Ungheria, Romania. Nei decenni successivi l’America del nord e del sud, altri paesi europei e la lontanissima Australia furono le mete agognate della quasi totalità delle famiglie del paese.

Durante il periodo 1915-18 molti giovani partirono per il fronte di guerra. Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, il paese fu devastato dalla occupazione delle truppe austro-tedesche che sottomisero la popolazione con saccheggi, devastazioni e violenze di ogni tipo. E fu proprio nel primo dopoguerra che inizio la grande emigrazione verso i paesi d’oltreoceano.

Nel secondo conflitto mondiale (1940-45) i soldati di Domanins conobbero gli eventi tragici della guerra sul fronte greco-albanese, nella ritirata in Russia e l’occupazione tedesca dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La popolazione sperimentò anche il dramma della deportazione. A Domanins si registrarono 39 prigionieri internati nei campi da lavoro e di concentramento, di cui 25 nei lager della Germania o negli altri territori occupati. Un combattente fu internato a Mauthausen per motivi politici e ne uscì fra i pochi sopravvissuti.

Nel secondo dopoguerra, dopo i disastri provocati dal conflitto, le condizioni economiche peggiorarono sensibilmente. La maggior parte delle famiglie del paese scelse in modo sempre più massiccio la strada dell’emigrazione e molte di loro lo fecero in via definitiva. I paesi interessati furono: Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Stati Uniti d’America, Canada, Venezuela, Argentina, Guatemala.

A Domanins il lavoro si sviluppò nell’agricoltura. Con il corso degli anni Settanta si svilupparono attività artigianali, commerciali e le libere professioni.

Geografia fisica

Il territorio di Domanins si trova nella media pianura friulana ad una latitudine di 46° e ad un’altezza di 70 m sul livello del mare in leggera pendenza da nord a sud. Ad ovest il suo territorio sfuma nel Meduna, a sud confina con la località Castions del Comune di Zoppola in prossimità dello svincolo della SR177 Cimpello-Sequals, a est con Arzene, a nord con Rauscedo. Il suo territorio è ghiaioso e di origine alluvionale, denominato generalmente Grave, con habitat naturali tipici della zona. Il territorio del Meduna dà origine ad un’ampia zona denominata Magredi con vegetazione prevalentemente arbustiva.

Tra l’abitato del capoluogo San Giorgio e il Meduna, un tempo, si estendeva la prateria della Richinvelda, da cui prende nome il Comune. Nel Meduna l’acqua è quasi sempre assente, per la presenza di dighe di contenimento a monte. Solo in caso di riempimento dei bacini, l’acqua in eccesso viene fatta defluire per qualche giorno all’anno.

Il clima è temperato con piogge frequenti (1500 mm medi totali in 120 giorni con pioggia) anche d’estate, a causa dell’elevato numero di temporali; le stagioni più piovose sono l’autunno e la primavera. La temperatura media annua è di 13 °C e varia dai 3 °C medi di gennaio ai 23 °C medi di luglio. Le temperature possono occasionalmente scendere al di sotto dei -10 °C in inverno e superare i 35 °C d’estate. Raramente si superano questi limiti, sebbene il riscaldamento climatico negli ultimi decenni abbia favorito estati più calde con picchi massimi assoluti di 38 °C. Nonostante l’elevata piovosità la tipologia del terreno comporta la necessità d’irrigare artificialmente le colture, che da diversi decenni sono costituite prevalentemente da mais, soia e frutteti, molto esigenti d’acqua, nonché la vite. Per quanto riguarda quest’ultima, si deve sottolineare la presenza sia di vigneti da produzione, sia di campi in cui si coltiva la vite americana, necessaria per i successivi innesti per la realizzazione delle barbatelle.

Il territorio non gode di risorse d’acqua facilmente accessibili, quali le risorgive, di cui sono ricchi i comprensori posti pochi chilometri più a sud. Per questo dal torrente Cosa già nel XIII secolo si derivò la “Roggia di Lestans” o “Roggia dei mulini”, che fornì acqua potabile ed energia meccanica fino all’inizio del XX secolo e che è stata una tra le più antiche e importanti del Friuli. Oggigiorno le sue funzioni sono venute a decadere, ma viene protetta come patrimonio ambientale. Innegabile la sua importanza storica sotto i più diversi profili: sociali, economici e, perché no, culturali. Tra Domanins e il torrente Meduna è compresa una piccola porzione del territorio dei magredi, zona caratterizzata da un suolo di ciottoli e ghiaie grossolane che scendono in profondità per parecchi metri. Un tempo erano prati che venivano utilizzati per la pastorizia o per la fienagione e oggi, ridotti notevolmente a causa delle trasformazioni agrarie del secolo scorso, costituiscono una ricchezza naturalistica e una preziosa testimonianza dell’antico ambiente steppico periglaciale. Il paesaggio è pertanto costituito da ampie superfici con marcata aridità anche se la vegetazione dei magredi è assai varia e, dal punto di vista naturalistico, è uno degli ambienti più importanti del Friuli Venezia Giulia.

La ricchezza floristica è tra le più alte di tutte le formazioni vegetali della regione e comprende specie endemiche e rare. Meritano particolare attenzione la Brassica glabrescens, una specie che a livello mondiale è esclusiva dei magredi pordenonesi, la Matthiula fruticulosa ssp. Valesiaca, la Centaurea dichroantha, l’Euphorbia triflora ssp. Kerneri, la Stipa pennata e altre. Una pianta rara di origine steppica è la Crambe tataria diffusa nelle steppe dell’Europa orientale e dell’Asia centrale e presente solo in poche stazioni dei magredi.

Anche la fauna annovera delle specie caratteristiche della steppa o di ambienti aperti, come ad esempio la lepre, alcune specie di lucertole, serpenti, anfibi e numerose specie di insetti. Si possono poi osservare varie specie di rapaci come la poiana (Buteo buteo), l’albanella minore e reale (Circus pygarsus e cyaneus), il gheppio (Falco tinnunculus), il pellegrino (Falco peregrinus) e altri. Tra gli uccelli troviamo poi la starna, l’occhione, il corriere piccolo, la pavoncella, il cuculo, il succiacapre, l’upupa e altri uccelli anche di minori dimensioni. Nelle aree più boscose trovano riparo cervi, caprioli e cinghiali che giungono dalla pedemontana. Dal 1978 questo territorio è tutelato e protetto dal Piano Urbanistico Regionale Generale.

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